Ferdinando
di Annibale Ruccello
In scenaMartedì 05 Febbraio – ore 21.00
RegiaArturo Cirillo
Coreografiascene Dario Gessati - costumi Gianluca Falaschi luci Badar Farok - musiche Francesco De Melis
Interpreti principaliNino Bruno, Arturo Cirillo, Monica Piseddu, Sabrina Scuccimarra
CompagniaFondazione Salerno Contemporanea - Teatro Stabile di Innovazione Festival Benevento Città Spettacolo
DescrizioneCapolavoro della drammaturgia di Annibale Ruccello (1956-1986), al suo debutto Ferdinando fu giudicato uno degli spettacoli più significativi della stagione. Con questo nuovo allestimento, Arturo Cirillo è al suo terzo incontro col drammaturgo stabiese, dopo le fortunate prove de Le cinque rose di Jennifer e L’ereditiera (Premio Ubu), tutte ospitate in questo teatro.. Campagna napoletana, agosto 1870: il Regno delle Due Sicilie è caduto e la baronessa borbonica Donna Clotilde (Sabrina Scuccimarra) nella sua villa vesuviana si è “ammalata” di disprezzo per il re sabaudo e per l’Italia piccolo-borghese nata dalla recente unificazione. A fare da infermiera all’ipocondriaca nobildonna è Gesualda, cugina povera e inacidita dal nubilato, ma segreta amante di Don Catellino, prete di famiglia corrotto e vizioso. I giorni passano tutti uguali, tra pasticche, decotti, rancori e bugie. A sconvolgere lo stagnante equilibrio domestico è l’arrivo di un sedicenne dalla bellezza efebica che, rimasto orfano, viene mandato a vivere da Donna Clotilde, di cui risulta essere un lontano nipote. Sarà lui a gettare lo scompiglio nella casa, riaccendendo passioni sopite e smascherando vecchi delitti. Ma chi è davvero Ferdinando? “Il desiderio per un inafferrabile adolescente, nato da un inconsolabile bisogno d'amore, matura nella mente di personaggi disperati, prigionieri della propria solitudine, esacerbati dall'abitudine. Allora tutto l'aspetto storico mi è apparso una finzione, un teatro della crudeltà mascherato da dramma borghese, in cui anche la lingua, il fantomatico napoletano in cui si sostanzia Donna Clotilde, è esso stesso lingua di scena, lingua di rappresentazione, non meno del tanto "schifato" italiano. Insomma mi pare che con Ferdinando, ancora una volta e ancora di più, Ruccello faccia fuori i generi, sessuali e spettacolari, per mettere in scena l'ambiguo e il sortilegio”.
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