"Ta-kai-ta "
(Eduardo per Eduardo)
In scenaSabato 13 Aprile – ore 21.00
RegiaEnzo Moscato
Coreografiascena Tata Barbalato – luci Cesare Accetta
Interpreti principaliIsa Danieli e Enzo Moscato
CompagniaCompagnia Enzo Moscato
Notedi Enzo Moscato
Descrizione‘Tà-kài-Tà’ (‘Questo e Quello’ , in greco antico ), non è un testo ‘da’ ma ‘su’ Eduardo De Filippo. “(…) il mio è solo un timido tentativo d’affaccio sugli abissali paesaggi interiori del celebre drammaturgo napoletano. Non ho ,né potevo, né volevo avere pretese di biografo o di psicologo o di filologo teatrale dell’ultima ora! Ho, invece, perché m’incuriosiva, centrato la mia attenzione (e immaginazione) sui sentimenti del Rammarico e del Dolore. Il primo, diretto, com’è noto, verso la città, verso Napoli. Il secondo, verso,i suoi controversi e misconosciuti rapporti famigliari. Nella fattispecie, sullo struggimento e senso di Perdita irreparabile che Eduardo provò con la morte prematura dell’adorata figlioletta Luisella. E’ qui che veramente l’Eduardo-privato mi è sembrato straordinariamente vicino al poetico universale di Shakespeare! A Lear, certamente, per il legame genetico-femminile che costui tiene con le figlie; ma anche con il Prospero della Tempesta, per la consapevolezza e la dignità della Sconfitta: del cuore, ma anche dello spirito, che, poi, in senso lato, potremmo pure definire “cultura”. A questo punto, non so né vorrei dire altro. Non mi è mai piaciuto dare al pubblico “dritte” o suggerimenti pregressi che possano in qualche modo influenzarne giudizio e gusto. Posso solo dire che sia io che Isa Danieli ci siamo situati sempre … almeno dieci passi indietro rispetto a colui di cui, con fantasia, ma, a tratti, anche con raziocinio ed esattezza, parlavamo… E, poi, sì, certo… anche con parecchio gioco. Un gioco di coriandoli, di frasi, di ricordi, di citazioni, orme di gesti. Un gioco fatto da bambini. O per dei bambini. E pertanto vivido e solare, ma anche, a momenti, intriso di astrusi, strani vocalizzi, tristi nenie, sbilenchi danzamenti, insieme a sperdute invocazioni dal fitto buio di un sogno”.
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