Il mercante di Venezia
di William Shakespeare
In scenaSabato 26 ottobre – ore 21.00
RegiaValerio Binasco
Coreografia scene Carlo de Marino – luci Pasquale Mari costumi Sandra Cardini produzione Veronica Mona con Oblomov Films
Interpreti principali(in o.a.) Andrea Di Casa, Fabrizio Contri, Milvia Marigliano, Simone Luglio, Elena Gigliotti, Nicola Pannelli, Fulvio Pepe, Sergio Romano, Barbara Ronchi, Roberto Turchetta, Ivan Zerbinati
CompagniaSilvio Orlando e la Popular Shakespeare Kompany
Notemusiche originali Arturo Annecchino
DescrizioneLa Popular Shakespeare Kompany ebbe il suo battesimo ufficiale con lo spettacolo la Tempesta, ospitato con successo in questo stesso teatro. Ora, con Silvio Orlando, la compagnia affronta il Mercante di Venezia, una delle opere più conosciute di Shakespeare. La storia è nota: siamo a Venezia, XVI secolo. Bassanio, giovane gentiluomo veneziano, vorrebbe la mano di Porzia, ricca ereditiera di Belmonte. Per corteggiarla degnamente, chiede al suo carissimo amico Antonio, il mercante di Venezia, tremila ducati in prestito. Antonio non può prestargli il denaro poiché ha investito in traffici marittimi. Garantirà per lui presso Shylock, usuraio ebreo, che non sopporta lo stesso Antonio, poiché presta denaro gratuitamente, facendo abbassare il tasso d’interesse nella città. Nonostante ciò, Shylock accorda il prestito a Bassanio. L’ebreo però, in caso di mancato pagamento, vuole una libbra della carne di Antonio… richiesta che alla fine gli si rivolgerà contro. Il testo appare come “una cupa contro-favola”, una storia che sembra una favola, ma che fa sorridere solo gli adulti, perché han perso ogni speranza. “Noi non dobbiamo cedere a questa tentazione”, dice il regista: “Anzi: noi dobbiamo fare del mercante una grande favola, e una festa del teatro. Cioè della speranza… il bene e il male si spostano di continuo nel corso della pièce. Dipende dalle circostanze. Questa è una verità moderna e inattaccabile. La verità di una favola che rivela che non c’è nessuna verità. Eppure la vita può essere lo stesso una festa. Anche se il giorno stenta ad apparire. E non è notte, né giorno. È l’ora stramba del teatro, quando sorge una luna di carta, e il vento accarezza le foglie senza fare alcun rumore. Niente ci ferisce. Nemmeno la vita.  Non c’è nulla di più lieve, al mondo, del nostro essere qui. Insieme. Uguali”.
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