Virgilio brucia
In scenaMartedì 02 febbraio 2016 - ore 21-00
RegiaSimone Derai
Interpreti principali"con Marco Menegoni, Gayanée Movsisyan, Massimiliano Briarava, Moreno Callegari,Marta Kolega, Gloria Lindeman, Paola Dallan, Monica Tonietto, Artemio Tosello, Emanuela Guizzon, e con la partecipazione straordinaria di Marco Cavalcoli "
Note"coproduzione Festival delle Colline Torinesi, Centrale Fies, Operaestate Festival Veneto, University of Zagreb-Student Centre in Zagreb-Culture of Change Anagoor è parte di Fies Factory e APAP-Performing Europe "
Descrizione"Su insistenza di Augusto, nel 22 a.C. Virgilio lesse parte del grande poema promesso, ancora in via di costruzione, e al quale lavorò per undici anni fino alla morte. In tre distinte serate il poeta recitò i versi di tre dei dodici libri della futura Eneide. Non tre libri a caso: il Secondo, ovvero il rogo di Ilio e il crollo del regno troiano, racconto di inaudita violenza che funge da propulsore alla vicenda del popolo in fuga verso l’Italia; il Quarto, ossia l’abbandono di Cartagine e di Didone, esemplare rinuncia alle proprie passioni, all’amore e alla felicità, sacrificate in nome di una missione più alta; il Sesto, in cui si narra la discesa di Enea nel regno dei morti per ritrovare il padre Anchise, libro quest’ultimo posto esattamente al centro del poema, significante spartiacque tra passato e futuro, tra incendio e futura fondazione. Il lavoro può essere osservato attraverso il filtro di questi tre libri. Sullo sfondo di una vita che brucia per cantare un “Gloria al mondo”, il mondo intero con la precarietà dell’esistenza, i trionfi e i fallimenti della politica, l’indifferenza e insieme la straziante mitezza del mondo naturale, la fragilità ma anche la ferocia degli uomini e la Storia che avanza senza curarsi di nulla. Di contro l’inesauribile fiducia riposta nei cantori, figure in cui, insieme ai canti di lavoro ascoltati sui campi di Mantova, si riversano le memorie di Virgilio bambino, quasi che il suono, i versi e il metro che ordina il mondo fossero in grado di spegnere il rogo. Una fede che fa da contraltare al sentimento di sfiducia sul fatto artistico stesso che sembra emergere dall’opera. Dice il poeta irlandese, Seamus Heaney: Virgilio pone la domanda che turba tutti i poeti, a che serve il canto se tutto è sofferenza? A che serve cantare in tempi di violenza? Con gli Anagoor un coro di voci europee ed extraeuropee a disegnare una geografia e una cronologia del canto in cui confluiscono musicalità colte e popolari, influenze orientali e occidentali, armene e bizantine, ma anche la tradizione balcanica e quella macedone che conservano il germe misterioso dell’arte aedica e del coro pretragico, fino alle composizioni minimaliste del più lirico tra i contemporanei, l’inglese J. Tavener, e del suo toccante Funeral Canticle, scritto in occasione della scomparsa del padre. "

 

 

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