Il Mulino di Amleto
Platonov Un modo come un altro per dire che la felicità è altrove
In scenaSabato 14 dicembre 2019 - ore 21.00
RegiaMarco Lorenzi
Interpreti principalie con Stefano Braschi, Roberta Calia, Yuri D’Agostino, Barbara Mazzi, Raffaele Musella, Rebecca Rossetti, Angelo Maria Tronca
Compagniaproduzione Elsinor Centro Di Produzione Teatrale, Festival delle Colline Torinesi -Torino Creazione Contemporanea / TPE Teatro Piemonte Europa
Notein collaborazione con Viartisti Per La Residenza Al Parco Culturale Le Serre
Descrizione“Io non finisco perché non ho incominciato mai!” Anton Cechov, Platonov, atto 3. Durante i tumulti della rivoluzione russa del 1917, Maria Cechov, sorella di Anton, nascose molti manoscritti e appunti del fratello in una cassetta di sicurezza a Mosca. Nel 1921 alcuni studenti sovietici, riuscirono ad aprirla per caso e scoprirono un testo teatrale. Cechov aveva ventun anni quando lo scrisse. Il testo che trovarono era incompleto, aveva moltissimi personaggi, moltissimi argomenti e tematiche, moltissima azione... Platonov, così in genere viene chiamato questo primo dramma di Cechov, è il fallimento dell’utopia del suo giovane autore che vuole raccontare la vita cogliendone appieno i più profondi meccanismi. Il suo sforzo s’infrange contro la vita stessa e l’impossibilità di coglierla nella sua interezza in un dramma teatrale. Questo testo è generalmente considerato come “irrappresentabile”, “impossibile da mettere in scena”. Ciò che resta è un gigantesco affresco composto da brandelli di scene, dialoghi, personaggi che cercano un senso a quello che senso non può avere. Che cercano una forma a quello che forma non può avere. Che cercano un fine per quello che fine non ha. Un grande e meraviglioso affresco incompiuto... a cominciare dal titolo: Bezotcovšcina significa infatti Orfano di padre. Come un'opera Senza Titolo. Questo è Platonov. Un modo come un altro per dire che la felicità è altrove: un’opera non finita per esseri umani non finiti, incompleti, incerti, resi fragili dal loro “voler essere” che si scontra inevitabilmente con ciò che sono nella realtà. Come noi. Cechov ci ha trasmesso tanta conoscenza del genere umano; rara da trovare. Lo spettacolo ce la riconsegna con autenticità e leggerezza, entrando nel dolore della vita senza restarne impigliati. «La vita! Perché non viviamo come avremmo potuto? »… « Ecco, finché non ci sarà una risposta a questa domanda abbiamo bisogno, abbiamo voglia di continuare a vivere ».

 

 

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