Farsi Fuori
voce Alessandra di Lernia disegno luci Marco Guarrera scenografia Gianluca Moro collaborazione artistica Fiora Blasi assistente alla regia Cristiano Demurtas testo e regia Luisa Merloni
In scenaSabato 11 gennaio 2020 – ore 21.00
RegiaLuisa Merloni
Interpreti principalicon Luisa Merloni, Marco Quaglia
CompagniaLuisa Merloni - Psicopompoteatro
Notecon Luisa Merloni, Marco Quaglia voce Alessandra di Lernia disegno luci Marco Guarrera scenografia Gianluca Moro collaborazione artistica Fiora Blasi assistente alla regia Cristiano Demurtas testo e regia Luisa Merloni
DescrizioneFarsi fuori nasce da una semplice domanda: siamo la prima generazione che sceglie davvero se essere madre o no? E come si arriva a questa scelta? In che termini viene posta la domanda? Lo spettacolo parte da una situazione paradossale. Cosa accadrebbe se una donna di oggi, moderna ed emancipata, magari proprio un’artista contemporanea, si trovasse di fronte all’arcangelo Gabriele venuto per farle l’Annunciazione? In una società che vede forse per la prima volta una generazione di donne ritardare sempre più la scelta di diventare madri, la maternità, come scelta, come dovere, torna ad essere tema discusso e controverso nonchè un nodo nevralgico dove si scontrano spesso visioni differenti sulla vita, la religione, la spiritualità. Il testo parte da questo humus e lo sviluppa in una chiave comica, dove la comicità, che spesso si nutre di contrasti, illumina il conflitto senza volerlo risolvere. Femminismo è una parola che sta tornando alla ribalta del dibattito pubblico. Sempre, irriducibilmente scomoda. Eppure è nel solco del pensiero femminista che troviamo queste parole: margine, eccentrico, nomade. Parole che richiamano un fuori, un luogo vicino ma altro, radicalmente altro, sempre in trasformazione, un luogo che non esiste, se non siamo noi a farlo esistere. Farsi fuori, dunque, per non essere fatte fuori, anche. È un’operazione difficile, ad alto rischio, che può essere continuamente scambiata con “farsi da parte”. Si tratta di ripartire sempre da una scomodità, da questo fuori impossibile, non per fare di questa posizione un dogma o un ghetto, appunto, ma proponendola come prospettiva privilegiata di complessità, dove possono coesistere anche in tensione tra loro, i diversi punti di vista critici sulle problematiche di genere. Farsi fuori è anche, come spesso succede in teatro, frutto di incontri, come quello con l’attore Marco Quaglia, e del comune desiderio di cercare insieme nuovi spazi per il comico nel teatro contemporaneo.

 

 

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