Riccardo 3
L'avversario
In scenaSabato 01 febbraio 2020 – ore 21.00
RegiaEnzo Vetrano e Stefano Randisi
Interpreti principaliEnzo Vetrano, Stefano Randisi e Giovanni Moschella
CompagniaCompagnia Vetrano Randisi
Noteliberamente ispirato al Riccardo III di William Shakespeare e ai crimini di Jean-Claude Romand di Francesco Niccolini per Enzo Vetrano e Stefano Randisi regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi con Enzo Vetrano, Stefano Randisi e Giovanni Moschella assistenti alla regia Lorenzo Galletti, Roberto Aldorasi scene e costumi Mela Dell’Erba luci Max Mugnai direttore di scena Lorenzo Galletti datore luci Antonio Rinaldi fonico Giacomo Polverino organizzazione Lorenzo Galletti amministrazione Valentina Strambi scena costruita nel laboratorio di Emilia Romagna Teatro Fondazione capo costruttore Gioacchino Gramolini costruttori Riccardo Betti, Marco Fieni, Sergio Puzzo scenografo decoratore Lucia Bramati realizzazione costumi Maison Bizarre produzione Arca Azzurra Produzioni in collaborazione con Le Tre Corde / Compagnia Vetrano Randisi
DescrizioneIl testo shakespeariano è qui sottratto al medioevo inglese per fargli abitare il presente, per non farne l’ennesima, pedissequa variazione di tante messe in scena ma qualcosa di meno rassicurante. Allora alcune domande urgono: la sua ferocia smodata oggi, dove alberga? e da quel corpo e da quella mente, come estirparla? davvero l’unica possibilità è opporre alla violenza sanguinaria una violenza giusta? L’uso nel titolo del numero cardinale, anziché ordinale, indica uno scarto dal testo shakespeariano per una rilettura che si sposta nel tempo e nella storia ed il protagonista ridotto a numero, privato della sua individualità. Lo studioso Jan Kott diede di Riccardo III questa definizione: “ Riccardo è impersonale come la storia. Mette in moto il rullo compressore della storia, dopodiché il rullo lo stritola. Riccardo non è neanche crudele. Non rientra in nessun schema psicologico. E’ la storia pura. Uno dei suoi capitoli ricorrenti. Non ha volto”. Ergo significa che Riccardo si limita a recitare una parte, dunque è un attore. Questo esser tramite tra la propria quotidianità e la storia (il testo e la sua messinscena) ed il pubblico avvicina l’attore alla schizofrenia, ad un paziente psichiatrico. Così questa messinscena si svolge forse in un manicomio criminale; uno spazio mentale in cui convivono molteplici pulsioni: interrogazioni sull’io e tonfi di ghigliottina, comicità e tragedia, distacco ed esaltazione. Gli attori, che sostengono tutti i ruoli compresi quelli femminili, offrono in questo spettacolo una prova semplicemente strepitosa.

 

 

Copyright 2002 - Comune di Casalmaggiore - 28/9/2020