When the Rain Stops Falling
(Quando la pioggia finirà)
In scenaSabato 29 febbraio 2020 – ore 21.00
RegiaLisa Ferlazzo Natoli
Interpreti principaliCaterina Carpio, Marco Cavalcoli, Lorenzo Frediani, Tania Garribba, Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Emiliano Masala, Camilla Semino Favro, Francesco Villano
CompagniaERT Emilia Romagna Teatro Fondazione
Notedi Andrew Bovell da un progetto di lacasadargilla regia Lisa Ferlazzo Natoli traduzione Margherita Mauro con Caterina Carpio, Marco Cavalcoli, Lorenzo Frediani, Tania Garribba, Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Emiliano Masala, Camilla Semino Favro, Francesco Villano scene Carlo Sala costumi Gianluca Falaschi disegno luci Luigi Biondi disegno del suono Alessandro Ferroni disegno video Maddalena Parise aiuto alla regia Margherita Mauro assistente costumista Nika Campisi assistente alle luci Omar Scala assistente alla regia volontaria Caterina Dazzi costumi realizzati dall'Atelier Costumi Fondazione Teatro Due scene costruite nel Laboratorio di Emilia Romagna Teatro Fondazione capo costruttore Gioacchino Gramolini costruttori Marco Fieni (costruzioni in ferro), Riccardo Betti, Gianluca Bolla scenografa decoratrice Lucia Bramati fondale realizzato da Rinaldo Rinaldi immagine manifesto frames video dall’opera Caelum di Daniele Spanò grafica Marco Smacchia foto di scena Sveva Bellucci produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Fondazione Teatro Due con il sostegno di Ambasciata d’Australia e Qantas
DescrizioneSta piovendo. Gabriel York aspetta l’arrivo del figlio ormai adulto che non vede da quando questo aveva sette anni. È questo l’inizio apparente, o forse l’epilogo, di una saga familiare che ci porta, vertiginosamente – dal 2039 al 1959, slittando nel e con il tempo – alle soglie di un diluvio torrenziale che ha il sapore eccentrico e favoloso della pioggia di rane in Magnolia di Paul Thomas Anderson. E’ la storia delle famiglie Law e York: quattro generazioni di padri e figli, delle loro madri e mogli. Quasi un romanzo teatrale intimo e distopico che Bovell disegna con un’affascinante struttura drammaturgica, dove i diversi fili narrativi, il graduale sovrapporsi delle temporalità e l’incrocio dei destini delle quattro generazioni, raccontano una corrispondenza così profonda tra le esperienze di ognuno da suggerire che negli alberi genealogici non vi siano ‘scritti’ solo i nomi dei protagonisti, ma anche i comportamenti, le inclinazioni, i desideri e gli errori. E’ un viaggio nel tempo una vera e propria forma stilistica grazie a un’architettura narrativa nitida e complessa che si muove nello spazio e nel tempo della storia stessa. Una scena scivola nell’altra grazie a un salto agile, semplicemente descritto con un “e ci troviamo in” e diventa così imprevedibile, svela combinazioni, corrispondenze e collegamenti tra i personaggi che s’immergono, letteralmente, nell’azione teatrale entrando e uscendo dal racconto di ognuno degli altri. E lungo l’arco delle generazioni le madri e i figli, i mariti e le mogli reiterano gesti, frasi o comportamenti quasi inconsapevolmente, come un’eco di vite che non hanno conosciuto, ma presentono. Bovell – con leggeri, impercettibili slittamenti – usa ‘quasi’ le stesse parole ripetute anche in salti generazionali, adombra con straordinaria efficacia al meccanismo fatale dell’eredità e al mistero della memoria. Come se questa, mutasse e s’infiltrasse, nelle nostre vite. Nei gesti e nelle cose stesse.

 

 

Copyright 2002 - Comune di Casalmaggiore - 28/9/2020